E’ appena entrata in vigore un’ordinanza del Sindaco di Palermo che prevede un’aspra sanzione pecuniaria, tra l’altro, nei confronti dei lavavetri ai semafori delle strade e di persone senza fissa dimora sorprese a bivaccare (sic). Il provvedimento ritiene che le loro attività creino problemi di ordine pubblico: l’intento è dunque quello - ha dichiarato il Sindaco - di ”migliorare la qualità della vita dei cittadini”, rispondendo “anche ad un sentire comune”.
Tuttavia è paradossale che, in una città in cui la violazione delle regole è all’ordine del giorno, si chiamino a rispondere di comportamenti illeciti i poveri, quali sono le persone umane che chiedono qualche centesimo agli incroci o, in mancanza di un’abitazione, si sistemano a dormire tra improvvisati cartoni e coperte. In un momento in cui, secondo i dati Istat, la disoccupazione dilaga e si allargano le aree di povertà nella città, questa misura è davvero sorprendente, anche perchè rischia di consegnare uomini e donne che vivono di espedienti alla commissione di veri e propri reati, se non alla mercè della criminalità organizzata.
La decisione, in ogni caso, non risponde affatto al nostro sentire di cittadini e di cristiani, che anzi affermano con forza come una vita migliore per Palermo sarebbe, non già quella in cui gli indigenti siano resi invisibili, togliendo dagli occhi di chiunque lo scandalo della miseria, bensì quella intessuta di attenzione, da parte di ciascuno, ai bisogni degli ultimi, in nome di una reale solidarietà e giustizia.
Palermo, 24 Settembre 2010
Fra’ Graziano Bruno o.f.m., Giustizia Pace Integrità del creato – Sicilia
Fra’ Giovanni Calcara o.p., Commissione nazionale di Giustizia e Pace della Famiglia domenicana
Francesco Lo Cascio, Movimento Internazionale per la Riconciliazione
Salvatore Scaglia, Commissione nazionale di Giustizia e Pace della Famiglia domenicana
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N.B. – Il comunicato è stato inviato anche al Sindaco di Palermo, al Presidente del Consiglio comunale, ai Gruppi consiliari nonchè al Difensore civico.
Ultimo aggiornamento Martedì 28 Settembre 2010 10:26
Animatori di Giustizia e Pace in difesa dei minori nomadi e migranti, contro la richiesta di impronte digitali per i rom e la detenzione dei minori “clandestini.”
Maledetto chi lede il diritto del forestiero,
dell’orfano e della vedova!
Tutto il popolo dirà: Amen (Dt 27,19)
In questi giorni stiamo assistendo a un crescendo di violenza a diversi livelli.

Questa subcultura della violenza purtroppo lascia indifferenti o vede complici ampi strati della società, venendo così strumentalizzata da molta parte del mondo politico, per fini non solo elettoralistici.
che, senza un governo autorevole, si rifugiano nell’autoritarismo.
Autoritarismo che ha fruttato al Paese più richiami internazionali: dalla U.E., all’ O.N.U., alla S. Sede.
In particolare intendiamo segnalare con scandalo la gravità delle minacce ai i minori nomadi e migranti.
- Non accettiamo i ventilati provvedimenti di richiesta delle impronte di identità per i minori Rom e Sinti, perché ledono la dignità personale attraverso un’operazione di etichettamento;
- Così come denunciamo, tra le varie norme del cosiddetto pacchetto “sicurezza”, la possibilità di detenzione dei minori migranti , accomunati sotto il marchio di “clandestini”, senza il benché minimo riconoscimento della dignità umana, loro e degli agli migranti.
Le Chiese, i religiosi e i laici cristiani non possono stare a guardare !
Bisogna tornare ad essere “Chiesa Confessante”, affermando insieme una Fede non connivente col potere abusato; una Fede capace di testimoniare la Verità di fronte a tutti i violenti e nella vicinanza a quanti soffrono e chiedono giustizia.Una giustizia giusta, perché coerente, e non del doppio binario, quale quella che si va profilando: draconiana con i deboli e remissiva con i forti.
Intendiamo essere quindi Chiesa ricca della testimonianza dei tanti Puglisi, Romero, M.L. King, Jagerstatter, Bonhoeffer, Trocmé, Abbè Pierre, don Zeno …, che hanno saputo tenere alta la Coscienza di fronte alla violenza dilagante del loro tempo e dei loro luoghi.
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Con gli Animatori di Giustizia Pace e Integrità del Creato (GPIC) della famiglia francescana, anche noi vogliamo attirare l’attenzione sul pericolo attualmente rappresentato da una diffusa attitudine alle generalizzazioni per cui, a partire da episodi di criminalità compiutida singoli individui ed in circostanze spesso ascrivibili alla cronacalocale, si perviene ad un giudizio negativo su intere etnie.
“Nell’odierno contesto sociale si fa più diffuso un sentimento di paura e di insicurezza, il quale è spesso amplificato dai mezzi di comunicazione per ragioni a nostro avviso non sempre trasparenti.
A tale percezione di una situazione di ‘emergenza’ si risponde con atteggiamenti culturali semplificanti, che tendono a risolvere la complessità della situazione nella ricerca di un capro espiatorio e nella messa in atto di rimedi drastici e soluzioni che nei fatti non tengono conto del rispetto della dignità e della storia delle singole persone
Angosciante è l’abbinamento -anche nei titoli dei giornali- dell’ ‘emergenza immigrati’, ‘emergenza Rom’ con l’ ‘emergenza rifiuti’, quasi che essi stessi siano scarti della società semplicemente da rimuovere dalle nostre città.
Alla base di queste paure vi è forse proprio una forma di sopravvalutazione del bisogno di sicurezza, la quale in realtà rivela chiusura al dialogo e all’incontro con l’altro.”
Condividiamo altresì la denuncia della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari (CIMI), la dove dichiara che:
“La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’ per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia e ci spinge a dissentire dallo ‘spirito’ che sembra prevalere nella società.
Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’ che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese ‘civili’.”
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“Riteniamo che non sia “un crimine migrare, ma che invece criminale è un sistema economico-finanziario mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere. L’Onu prevede che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di rifugiati climatici.
I ricchi inquinano, i poveri pagano.”
Il missionario Alex Zanotelli ha infatti dichiarato :
”Mi vergogno di appartenere ad un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti («quando gli albanesi eravamo noi»): si tratta di oltre sessanta milioni di italiani che vivono oggi all’estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po’ ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti. Perché ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? Cos’è che ci ha fatto perdere la memoria in tempi così brevi? Il benessere? Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi?
Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro “Paradiso”? E’ la nuova tratta degli schiavi che lascia una lunga scia di cadaveri dal cuore dell’Africa all’Europa. Mi vergogno di appartenere ad un paese che si dice cristiano ma che di cristiano ha ben poco.
“Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane. Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’ che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità.” (CIMI).
***
“Si prospetta dunque un lavoro urgente, tanto più urgente quanto più vorticosamente notizie drammatiche di ogni genere si scalzano una dopo l’altra sugli schermi televisivi e le pagine di giornale.
Il lavoro è quello di fermarsi a osservare e studiare. Non studiare loro – come tante persone, anche animate dai migliori intenti, purtroppo non sempre adeguati al caso, oggi chiedono. No: studiare noi stessi! Osservare come funziona la nostra lettura dei fatti, quali sono le paure che ci abitano, per quale motivo noi reagiamo così e, anche, chi può avere interesse a infuocare e manipolare l’ancestrale paura della diversità.
Intanto, mentre aspettiamo, ostinatamente, che un “lavoro” di questo genere prenda forma e si moltiplichi, non possiamo tacere. Perché, anche questo ce lo ha insegnato a grave prezzo la storia, certi silenzi sono connivenze, certe omissioni sono omertà.
Non possiamo accettare le espressioni di violenza e di odio che emittenti di vario genere riprendono e così fomentano, a propria volta, un linguaggio da bettola, rilanciato senza più vergogna. (Il paragone con il Rwanda, dove i mezzi di comunicazione ebbero un ruolo chiave nell’incitare al genocidio del 1994, è senz’altro esagerato; ma il meccanismo rimane, alla base, lo stesso).
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“Vogliamo quindi esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.” (CIMI)
Giovanni XXIII scriveva, ormai 45 anni fa, nell’Enciclica Pacem in Terris: «Ogni essere umano ha il diritto alla libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse (cf. Radiomessaggio natalizio di Pio XII, 1952). Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale».
Paolo VI, nel 1965, aveva dichiarato a rom e sinti “voi siete nel cuore della Chiesa“,
Coordinamento Giustizia, Pace, Integrità del Creato
Fra’ Graziano Bruno jpic-ofm
Salvatore Scaglia jpic- laici domenicani
Francesco Lo Cascio movimento internazionale della riconciliazione
Bruno di Maio Segretaritato Attività ecumeniche SAE
adesioni:
dott. Mario Affronti “Migrantes”-Palermo, direttore centro diocesano di pastorale per la Migrazione
Suor Rosa Maurantonio suore missionarie comboniane
Maria Montana fraternità laici comboniani
Daniele Tinaglia Coordinatore Regionale VIS (ong salesiana)
Enzo Volpe sdb Animazione Missionaria dei Salesiani di Sicilia
past. Giuseppe Ficara movimento internazionale della riconciliazione
fra’ Antonino M. Clemenza – ofm (Opere Antoniane -Roma)





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